Dal punto di vista pratico un esame è sempre un'incognita. Molti fattori vi intervengono, spesso non ponderabili. In teoria chi è più preparato, riesce meglio; in pratica questo esito non sempre è garantito.
Vi possono intervenire condizioni emotive che annebbiano l'intelligenza; possono essere presenti fattori di salute, stanchezza, insonnia, che condizionano l'esito di un esame.
Certo, la graduatoria in un pubblico concorso va fatta e rispettata per motivi di giustizia commutativa. Chi non la rispettasse, mancherebbe alla stretta giustizia che comporta una adeguata riparazione. Però, come si diceva, l'esito di un esame può dipendere da molti fattori, non necessariamente culturali e professionali. Da questo punto di vista non si può negare che in pratica e di fatto la meritocrazia, pur significando un criterio assoluto e da applicarsi sempre, si presenti come problema sociale.
Certamente i migliori vanno per giustizia gratificati, ma qualche volta si trova difficoltà a valutare quali siano i migliori. Senza dubbio l'esaminatore che ben conosce l'esaminando può tener conto del carattere di lui e della sua indole intellettiva. Ma in genere manca questa conoscenza nell'occasione di un concorso. È diversa la situazione in una classe di scuola: il docente ha tutta la possibilità di conoscere bene l'allievo, e nel tentativo di rispettarne il carattere e l'indole, lo sottopone a verifiche in cui l'allievo può evidenziare tutte le sua conoscenze e la formazione che ha avuto il merito di conquistarsi.
Tutte queste considerazioni ci fanno concludere che talvolta al merito non corrisponde una conseguente posizione occupazionale. Ciò sia detto in via eccezionale, perché in ambito democratico e in via generale il merito non solo esige, ma di fatto ottiene conseguente posto di lavoro. Il problema è già stato accennato: non sempre è facile valutare il merito secondo verità e giustizia. Per questo il termine "meritocrazia", pur proponendo criterio valido ed ineccepibile, in pratica si presenta come problema e per la complessità della valutazione e per fattori imprevedibili che possono condizionare il rendimento.
Nella scuola è più facile mantenersi sulla linea della realtà e della verità, anziché in un pubblico concorso che decide della posizione occupazionale. Però, tutto considerato, in un sistema democratico che deve essere al di sopra di particolarismi e di decisioni dipendenti da simpatie e da raccomandazioni, si deve far valere il merito; si deve premiare il merito offrendo alla persona uno status proporzionato al grado e alla perfezione del merito stesso.
3 - Fine
Eugenio Valeriani

