Maschi e femmine nella loro adolescenza seguono percorsi diversi e producono differenti modalità di espressione della sofferenza e del disagio: le ragazze attaccano il proprio corpo e i ragazzi la realtà, la società, l'istruzione, la famiglia.
A creare allarme, generalmente, sono più i ragazzi di sesso maschile rispetto alle femmine, perché i loro comportamenti si manifestano più sul versante trasgressivo dell'attacco alla norma, della contestazione all'autorità.
La sofferenza maschile tende ad essere espressa attraverso azioni, piuttosto che tramite sintomi interiori. Invece le ragazzine costruiscono silenziosamente, lentamente, nel tempo le forme più insidiose della manifestazione del dolore, della solitudine della sofferenza e dell'angoscia. I disturbi della condotta alimentare rimangono a lungo silenziosi, latenti e si notano spesso in ritardo. In molti centri psicosociali territoriali, all'interno del sistema formativo, a livello nazionale, è molto frequente la presenza di un certo numero di ragazzi maschi che creano a scuola o in famiglia o nel contesto sociale situazioni allarmanti che spesso spingono i tutori ad accompagnare il soggetto in questione dallo psicologo sperando che questi sia in grado di accoglierlo, di motivarlo, di stimolarlo e trasformare le azioni in pensieri, parole e competenze, trovando un modo alternativo e più adeguato per esprimere diversamente la contestazione.
È comunque evidente che esistono due tipi di adolescenza, legati strettamente all'identità di genere, maschile e femminile, molto differenti tra loro.
Proprio ora che la famiglia offre pari opportunità educative, di stimolazione alla crescita, in relazione alla formazione in tutti i campi, si nota ancora di più la differente declinazione e interpretazione che il sesso maschile e il sesso femminile attribuiscono al processo adolescenziale, anche pensando al divario radicale che esiste tra maschi e femmine anche nel processo di elaborazione della generatività, vale a dire nell'acquisizione di competenze genitoriali, nelle ragazze evidenti, spettacolari, che producono molteplici pensieri e fantasie, sogni, mentre nei ragazzi sono assolutamente silenziose e latenti. I maschi non pensano in modo esplicito alla paternità, e non costruiscono alcunché intorno a tale pensiero, pur costituendo l'attivazione biologica di una competenza che precedentemente, da bambini, non possedevano.
Eppure tale competenza rimane silenziosa.
Di fronte a questi due scenari diversi, lo psicologo deve intercettare il conflitto e il significato che esso sottende per trasporlo dal corpo alla mente, dall'azione trasgressiva al pensiero.
Laura Tussi
Nell'immagine: "Amleto", di Laura Tussi

