La prima questione che una scuola dovrebbe affrontare è relativa alla comprensione delle reali aspettative dei ragazzi stranieri e delle loro famiglie.
Molto spesso le scuole si preoccupano di dare agli stranieri molto più di quanto si aspettino e, per una (perdurante) idea paternalistica, ritengono di sapere a priori che cosa è bene per i ragazzi. Ma, soprattutto nel delicato settore degli stranieri adolescenti, non è così. Per capire che cosa lo straniero si aspetta di ottenere a scuola (e con quali mezzi culturali intendere ottenerlo) in fase di accoglienza la scuola dovrebbe essere in grado di acquisire due semplici dati comunicativi:
- qual è la prima lingua dello straniero?
- in che lingua pensa?
Questa dualità per l’italiano non esiste (anche se credo che molti italiani pensino in dialetto), se non nelle aree con un vero bilinguismo (Alto Adige). Sappiamo che la forma del pensiero non è ininfluente per il formarsi delle competenze e delle conoscenze; ma la scuola italiana sembra dare per scontato che tutti possano parlare e pensare in italiano. Soprattutto nelle materie tecniche e scientifiche, il lessico primario di una persona tende a condizionare tutto il processo di apprendimento. La mediazione linguistica sarebbe, quindi, fondamentale per far acquisire almeno alcune competenze di base, ma risente purtroppo della formazione non specialistica di quasi tutti i mediatori attivi presso associazioni di volontariato o cooperative multiservizi.
Lingua 1, 2, 3, 4…
Si parte spesso dal pre-concetto che per lo straniero l’italiano sia sempre una Lingua 2, mentre invece spesso è una Lingua 3 o 4 preceduta da dialetti o parti di lingue mal assortite. Alcuni ragazzi africani mi hanno spiegato che loro pensano in una lingua diversa in base all’argomento: un ghanese mi ha chiarito che quando pensa al calcio lo fa in italiano perché ha giocato a calcio sempre qui da noi, quando parla a casa usa il francese, ma quando ragiona sulla sua famiglia lo fa nel dialetto di Accra. Io credo che sia già difficile imparare una terza o quarta lingua1 attraverso una lingua 2 (se penso di imparare il russo in tedesco mi vengono i brividi), mentre penso sia impossibile attraverso una lingua 3 o 4, se non per specifiche necessità vitali o economiche.
2 - Continua
Stefano Stefanel
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1 - Credo che poche cose siano così stupide come i due compiti scritti di lingua straniera nell’esame di fine ciclo.
