Un film al mese

LA CLASSE

La classe non è acqua

La classe (L. Cantet, Francia, 2008) è uno spaccato cronologico che virtualmente sintetizza in circa due ore un intero anno scolastico durante il quale, volendo estremizzare, non accade nulla di saliente: due ore ambientatequasi esclusivamente in un'aula e con dialoghi concitati, quasi rap, che mettono a dura prova lo spettatore: sullo schermo lo svolgersi banale della realtà, nella sua normale imperfezione.

la classe

Se lo sguardo del film, chiuso sul particolare, è quasi da entomologo, alcune delle tematiche sono, invece, pedagogicamente pensando, universali. Gli spunti sono numerosi:

  • il "prezzo da pagare" per aver voluto tutti a scuola sapendo che "non possiamo volere il numero e non volere il disordine" e quindi l'obbligo di accettare lucidamente il multiplo come scompiglio;
  • il rapporto tra professionalità e vocazione passando attraverso il coraggio dell'accettare la propria fallibilità e dell'affrontare le sfide che comporta l'insegnare;
  • il rischio che proprio i più bravi insegnanti possano far male i conti con stanchezza e nervosismo e finir per dire la parola sbagliata ("sgallettate") nel momento sbagliato ed essere accusati proprio dei maltrattamenti contro i quali si battono;
  • una realtà scolastica multietnica dove diventa problematico (più di quanto già non lo sia) anche un semplice colloquio con i genitori degli studenti (emblematico è lo sguardo frustrato della madre di Souleymane, che capisce il francese ma non lo parla);
  • una realtà sociale dove l'inter-cultura è una realtà da attivarsi non tanto nei confronti degli 'altri' ma all'interno del proprio stesso ambito di appartenenza;
  • gli studenti e il professore non si 'capiscono' anche quando parlano francese: divertenti i dialoghi tra sordi tra le due 'comunità' presenti in aula (professori/alunni); si ascolti ad esempio la lezione sull'uso dell'avverbio 'troppo 'nella lingua ufficiale e nel linguaggio degli adolescenti.

Per un 'addetto-ai-lavori' che assista alla proiezione del film l'esperienza è simile ad un déjà vu: una carrellata di volti e di situazioni gli scorre davanti agli occhi come su uno schermo parallelo alla pellicola. Grazie alla quotidianità raccontata, può evitare il rischio della depressione personale da inadeguatezza professionale cronica: quella che incombe quando ad essere visti sono i film, prevalentemente hollywoodiani, con il/la protagonista docente-Superman. Per un 'non-addetto-ai-lavori' è l'occasione per evitare in futuro di accodarsi acriticamente a giudizi sommari circa la fannulloneria generalizzata dei docenti. Ovviamente, come in ogni categoria, esiste nella scuola chi si impegna di più e chi di meno. Ma sicuramente illuminare con i riflettori la fatica anonima e misconosciuta di tanti peones o apostoli dell'istruzione e dell'educazione può consentire di far tornare alla mente dei più qualche docente, anche nella propria autobiografia formativa, per il quale sia valsa la pena frequentar la scuola:

Ricordo tanto tempo fa
veniva a scuola insieme a me
La brillantina e via così
Si cominciava il lunedì
ad invidiare
quello che aveva un libro da studiare
diceva: - Non ti serve a niente, la scuola non ti servirà -
e invece io tra quella gente capivo un po' di verità1!

Anna Marina Mariani

rielaborazione da "Nuova Secondaria", n. 10, giugno 2009, pp. 22-24

***

1 Dal testo della canzone di Stefano Rosso « Letto 26 »

 

Il trailer