Scuola in cronaca

LO "SCOOP"

Linea dura alla Carducci Telefonini fuori dall'aula - Corriere del Mezzogiorno - 28 marzo 2012

Il set è quello di un'aula scolastica nel corso di una normale ora di lezione. Insegnante e alunni presenti e attivi sulla scena. Al ciak il copione prevede che lei, l'insegnante, abbia d'improvviso a sentirsi male e che, per evitare di crollare svenuta a terra, debba sdraiarsi preventivamente sul pavimento non senza aver prima rassicurato i suoi alunni. Ora, visto che a riprendere la sequenza, a filmare l'azione, si vedono lì due ragazzi della stessa classe, logiche antiche indurrebbero a pensare che si tratti di un'esperienza didattica preordinata ad un qualche fine formativo.

E invece no. Nessun set di scena, nessun copione, nessuna sceneggiatura a fini formativi. La professoressa Celi, insegnante di educazione artistica presso la scuola media "Carducci" di Bari, questa mattina è stata davvero colta da un malore, in classe, durante la lezione; e quei due suoi alunni che la filmano distesa a terra, in stato di semi-incoscienza, stanno in questo momento pensando a Youtube e all'immensa soddisfazione di essere protagonisti di uno scoop, di un memorabile evento.

Nella logica dei media, nella cultura mediatica che ha programmato il sentire e il fare di quei ragazzi, peccato che la professoressa si sia ripresa troppo presto: pensate quale audience se si avesse avuto la ventura di filmare qualcosina di più grave.

Un segnale di deriva etica. Una piccola luce rossa intermittente, da questo fatterello di cronaca, che si fa sciabolata accecante quando altri ragazzi si danno appuntamento sui ponti per divertirsi a far cadere mattoni sulle auto che vi transitano sotto. Pulsioni dal magma profondo del nostro io che, non incontrando alcuna barriera etica capace di bloccarle, alcuna siderurgia morale in grado di trattarle per trarne energia buona d'azione, sboccano nel gesto inconsulto, più o meno barbaro.

Il sociologo: "Siamo nell'impero delle pulsioni interiori non più regolabili proprio da quelle norme che che da sempre le contenevano. Quindi io posso rischiare la mia vita saltando da un balcone per il gusto di una scommessa e posso anche aggredire chi mi irrita e mi offende"(G. De Rita). Nessuna meraviglia - quindi - se, alla vista della propria insegnante distesa sul pavimento, assalita da un improvviso malore, il pensiero vada a Youtube e la mano si affretti ad afferrare lo smartphone. Nessuna meraviglia se solo si volga lo sguardo alla madre di uno di quei due ragazzi che sta correndo a scuola per proteggere il pargolo, per spostare su altre spalle - ma sì, magari proprio su quelle della malcapitata professoressa - la responsabilità del gesto filiale. Si chiede la professoressa Celi: "Se dei genitori reagiscono così, che senso avrebbe denunciarne i figli?" È vero. Irresponsabilità che crea irresponsabilità. Disordine che produce disordine.

Ben altra la scena cui avremmo voluto assistere in quella classe e in quel frangente. Ma perché mani preadolescenziali non vadano immediatamente allo smartphone - e, tutt'al contrario, si adoperino pietosamente per soccorrere - c'è bisogno di un "all'erta" nazionale, di un grido notturno rivolto dalle piazzeforti della convivenza civile e sociale alla famiglia, alla scuola, alla società nostra tutta: me e te compresi.

Nicola Casaburi

 

 

Inserisci un commento

Tutti i campi sono obbligatori!
La pubblicazione è moderata da un amministratore.

Captcha image