SCATOLA DI S-MONTAGGIO

RIFORMA VS AFFOSSAMENTO

Un sistema scolastico demolito

«Siamo di fronte ad una riforma epocale!». Ciò che colpisce di fronte alle parole del Ministro Gelmini è la distanza che separa la sua visione della scuola italiana da quella pensata, espressa, gridata dalle migliaia di uomini e donne che vivono quotidianamente la realtà scolastica nel ruolo di presidi, insegnanti, personale ATA, genitori. Di quale scuola parla il Ministro? Da dove la osserva? Quali sono le sue fonti? Sono le prime domande che vengono in mente per cercare di dare ragione di questo strabismo.

Dalle scuole, dai presìdi, dalle piazze si urla che si sta demolendo la scuola pubblica, che le conseguenze dei tagli sulla qualità dell’offerta formativa sono pesantissime, che non si è mai visto uno Stato moderno massacrare il proprio sistema scolastico in questo modo; dalle stanze dei palazzi romani, dalle ovattate conferenze stampa, dai salotti televisivi il Ministro è incantato dalle magnifiche sorti e progressive del disegno di riforma: potenziamento dell’offerta formativa, diversificazione degli indirizzi di studio, rigore e serietà, orientamento all’eccellenza, e via decantando.

Parrebbe ovvio, di fronte ad un gap così profondo tra l’immagine della scuola italiana che emerge dai milioni di cittadini che la frequentano e quella fornita dal Ministro, invitare quest’ultimo a entrare nelle scuole, a parlare con chi ci lavora e ci manda i propri figli, ad ascoltare le ragioni di chi protesta. Ovvio, ma impossibile: il Ministro si guarda bene dall’avvicinarsi al mondo della scuola, entrarne in contatto, preferisce gli spazi protetti dei convegni blindati o delle conferenze stampa. Le ragioni addotte? Non è difficile di questi tempi: sono tutti politicizzati, strumentalizzati, pregiudizialmente contrari al governo.

 

Torniamo alla riforma epocale. Se prendiamo alla lettera il significato etimologico di riforma direi che ci siamo: sicuramente siamo di fronte ad uno stravolgimento epocale della forma della scuola pubblica, anzi anche della sostanza. Si sta snaturando la sua identità, distruggendo un patrimonio di decenni, conducendo verso un declino inarrestabile la sua evoluzione; pensiamo soltanto all’età media dei docenti, già incredibilmente alta nel nostro paese, oramai trovare insegnanti sotto i quarant’anni in una scuola statale sta diventando quasi impossibile. Da questo punto di vista è vero che siamo di fronte ad un passaggio senza precedenti, verso il baratro.

Prima ancora che di programmi e di proclami, la scuola è fatta di risorse, persone, strutture organizzative: è su questo piano che si sta demolendo il sistema scolastico, dissanguando progressivamente le singole scuole e le loro possibilità d’azione. Gli orientamenti progettuali sono evanescenti se non vengono accompagnati da investimenti in formazione, in strutture, in materiali, in personale, in misure di accompagnamento.

La forma cambia, è vero, nel senso che si sgretola il sistema precedente, pezzo dopo pezzo, inesorabilmente, lasciando sul terreno solo macerie, frustrazioni, istinti di sopravvivenza. Di fatto il ruolo del Ministro negli ultimi due anni è stato di commissario straordinario di un ente inutile in dismissione, di liquidatore di un patrimonio di idee, esperienze, competenze maturato tra mille difficoltà negli scorsi cinquant’anni. Chi vive e lavora nella scuola sa bene che per costruire elementi di cultura e professionalità condivisa occorrono tempi lunghissimi, per demolire ciò che si è costruito bastano pochi anni: questo fenomeno è già ben visibile nel primo ciclo scolastico, Scuola Primaria in testa, falcidiato dalla riduzione delle risorse, inizia ora a manifestarsi nel secondo ciclo. Altro che riforme epocali! La scuola reale, anche nelle sue punte di eccellenza, tenta faticosamente di sopravvivere tra reggenze per i Dirigenti, modelli orari “patchwork”, assenza di soldi per le supplenze, attività di formazione inesistente. È come se si percepisse un basso continuo che attraversa le scuole, per chi le frequenta giornalmente, composto da un lamento, spesso soffocato dalla storica debolezza del corpo docente a farsi sentire, e da una flebile invocazione, a volte sopraffatta da un sentimento di delusione e di stanchezza: «Resistere!».

Mario Castoldi

Commenti degli utenti

perlablu - 26/11/2010 16:48

Non sono del tutto d'accordo con varie affermazioni presenti nell'articolo.
Partiamo innanzitutto dall'età dei docenti.
E' vero che è ormai è difficile trovare insegnanti giovani nella scuola, ma d'altra parte gli insegnanti che hanno 40 o 50 anni non possono uscire dal sistema e hanno ancora molto da dare se hanno a cuore la loro professione. Ritengo che la dedizione al compito di educatore non sia legata alla situazione anagrafica. Personalmente mi sento più vicina ora ai giovani di quando ero una giovane insegnante.
Le situazioni sono diverse a seconda delle realtà geografiche.
L'aggiornamento è anche un fatto personale e comunque non mancano le iniziative in questo senso.
Posso essere d'accordo sulla mancanza di risorse,ma non condivido l'eterna lamentela.

ROVA - 19/11/2010 22:44

Condivido pienamente ciò che Mario Castoldi ha scritto. Ogni giorno, pur affrontando con entusiasmo il mio lavoro, provo grande rabbia, frustrazione, dolore nel dover fare i conti con un orario ridotto, perciò insuffuciente; con strutture precarie e inadeguate; con materiali ed attrezzature inesistenti che perciò limitano l' "offerta formativa" di questi bambini che saranno il nostro futuro. Forse il Ministro non riuscirà completamente nel suo intento distruttivo della Scuola Pubblica, grazie alla grande voglia di fare e all'entusiasmo di tanti insegnanti, che pur non essendo più giovani, credono e amano il loro lavoro.

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